Dal 19 settembre 2017, proprio nella casa abitata da Osiride Brovedani, diventata museo, rivivono i ricordi di una vita incredibile, fatta di geniali intuizioni, di momenti difficili da dimenticare e di una grande generosità. Una narrazione che parte dalla Fissan, attraversa la seconda guerra mondiale e il nazismo fino ad arrivare alla Fondazione omonima.
Per celebrare i due anni dall’inaugurazione della “Casa di Osiride Brovedani”, sita in via Alberti 6 a Trieste, è stata organizzata una speciale “Notte al museo”, che per l’occasione aprirà nella fascia oraria inconsueta che va dalle 18 alle 22. Alle 18.30 si terrà la presentazione della nuova edizione del libro scritto dal filantropo, la cui statua si trova in Campo San Giacomo, al rientro dai capi nazisti. Giunto alla sua terza edizione, il diario della prigionia “Da Buchenwald a Belsen”, omaggio ai visitatori del museo, è il racconto della tragica esperienza nei campi omonimi. Con estrema lucidità e con una scrittura molto analitica e descrittiva degli aspetti tecnici dei lager, Osiride Brovedani nelle sue pagine racconta gli orrori diffusi che ormai tutti conoscono, ma che è necessario restino vivi nella memoria collettiva come monito. Del diario è disponibile anche l’edizione bilingue, in inglese ed ebraico, pubblicata in occasione dell’inaugurazione del museo.
Per continuare, alle 20.30 inizierà una visita guidata per conoscere questo particolare triestino e la sua storia.
Ma cosa trova il visitatore in queste stanze? Non solo ricordi del passato e oggetti in vetrina, ma simboli che racchiudono in sé un concentrato di storie ed esperienze, anche tragiche, che servono a sollecitare le domande fondamentali intorno alla identità delle persone, ad aggiungere storie e riflessioni alla nostra conoscenza, come stimolo all’esercizio della solidarietà e della buona volontà. Il ricordo del passato è essenziale per vivere il presente con una maggiore consapevolezza. Occorre ricordare la tragedia nazista, insieme agli altri episodi di sterminio del XX secolo, per saper riconoscere la deriva ideologica, nazionalista e razziale e frenarla sul nascere. E occorre anche avere sempre il riferimento, per trarne ispirazione, dagli esempi di chi, come Osiride Brovedani, con grandi sacrifici e parecchia tenacia, non ha mai perso la speranza, anzi: l’ha usata come chiave per costruirsi una vita nuova, per darsi un’altra possibilità e non rimanere inscatolato in un’esistenza di routine e insoddisfazione.